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In viaggio nelle valli e nei monti dell’Umbria antica
Suggestioni di verde e di azzurro

Paesaggi campestriNel territorio di Foligno, di Spoleto e della Valnerina fili invisibili, forti ed antichi, legano la natura all’arte. Fili che si integrano in vari modi e forme diverse attraverso il tempo. Fili legati dal grande tessitore che è l’uomo. Fili preziosi tessuti in un contesto paesaggistico di alta qualità, sagacemente modellato dal lavoro umano nel corso dei secoli, in rapporto dialettico con le forze della natura.
Il filo della natura ha creato un tessuto che assume colori e sfumature diversi a seconda delle stagioni in cui s’innestano, come perle preziose, le città delle Valli e Monti dell’Umbria antica e gli altri piccoli centri, tutti di origine medievale o di epoca precedente, abbarbicati sulle alture o sparsi nelle piane,  intatti nelle loro caratteristiche edilizie e caratterizzati da un’alta qualità della vita.
In questi centri la storia passata è ancora visibile nelle antiche strutture urbanistiche, nelle fortificazioni, nelle suggestive chiese romaniche, negli eremi, nelle antiche abbazie, nei mulini, nei ponti in pietra sopra i corsi d’acqua, nelle torri che superbamente si elevano a dominare il territorio. Intorno la voce e i colori della natura dominano incontrastati nelle aspre dorsali appenniniche, nelle suggestive gole, nelle strette ed incassate valli fluviali, tra le ariose geometrie delle piane, i fitti boschi e le eccezionali presenze faunistiche e floreali.
PratoDalla Valle umbra che spinse S. Francesco a scrivere “Nihil jucundius vidi valle mea spoletana” (“Nulla c’è al mondo di più giocondo della mia valle spoletana”) fino ai profili dei Monti Sibillini, i monti azzurri di leopardiana memoria, è un susseguirsi di esperienze indimenticabili, occasioni per tutti, senza limiti di età o di attitudine sportiva.
Non è necessario dover scalare le montagne per entrare in sintonia con la natura: questa area è il sogno anche di semplici “camminatori” in cerca di angoli di natura perduta, di boccate di aria salubre ma soprattutto di tempo liberato dalla routine e dallo stress.
Suggestioni di verde e di azzurro: il verde delle colline che accarezzano il territorio  e dei monti che lo cingono, l’azzurro delle acque che  bagnano questo lembo di Umbria meridionale come nastri stretti ad  avvolgere  preziosi monili.
Questa area vanta il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, tra l’Umbria e le Marche, dove i comuni del versante umbro sono Norcia e Preci.
Il baluardo calcareo dei Monti Sibillini, gioiello dell’Appennino centrale, è costituito da oltre una cinquantina di cime alcune delle quali superano i duemila metri. Il nome è tradizionalmente legato alla leggenda della Sibilla Appenninica, che taluni identificano nella Sibilla Cumana. È qui che si apre la grotta della Sibilla, dove si sarebbe recato il Guerrin Meschino per consultarne l’oracolo. È questo, secondo alcuni, il monte di Venere della leggenda resa immortale da Richard Wagner nel Tannhäuser.
Pian Grande di Castelluccio di NorciaUniche, dal punto di vista paesaggistico, sono le Piane del Castelluccio, soprattutto nel periodo della fioritura quando asfodeli, violette, garofanini, narcisi, tulipani selvatici, ranuncoli, papaveri con i loro colori creano un’atmosfera fiabesca. Nella zona dei Mergani, nel Pian Grande, con un po’ di fortuna tra giugno e agosto è possibile vedere una pianticella palustre (carex buxbaumii) relitto delle antiche glaciazioni. Imponente, spicca il Monte Vettore. Il nome deriva dal latino Victor, vincitore sulle cime vicine con il suoi 2476 metri di quota. All’interno di questo monte a forma di gigantesco ferro di cavallo giace il lago di Pilato, apparentemente abbracciato dalla grande montagna ma in realtà esposto ai venti del nord. Il nome è legato ad una leggenda. Si narra che il proconsole romano, reo della morte di Cristo, fu trasportato da un carro tirato da due buoi sul monte Vettore e scaraventato nelle gelide acque del lago. L’ oscuro verde lago di Pilato, è noto anche per essere stato, anticamente, meta di maghi e negromanti che vi si recavano per consacrare i testi al diavolo e per la presenza di un crostaceo, il chirocefalo del Marchesoni, che nuotando a pancia in su, vive esclusivamente nelle sue acque pur avendo degli affini in Asia Minore e nel Caucaso.
RaftingPer quanto riguarda la fauna, questo è il settore umbro con la più alta concentrazione di specie rare come il lupo, unico sopravvissuto dei grandi predatori, o l’aquila reale. Sempre nel Parco dei Sibillini,  autentica rarità ambientale sono le marcite i prati palustri bonificati dai monaci benedettini alle porte di Norcia. Ed è proprio nel versate occidentale di questo parco nazionale  che, a 850 metri di quota nasce il fiume Nera che dà il nome alla Valnerina. Scrive Servio che i Sabini chiamavano nar lo zolfo e assai solforose sono le sorgenti di Triponzo, nel comune di Cerreto di Spoleto,  dove i bagni erano conosciuti sin dal tempo dei romani. Nar secondo una radice indoeuropea vuol dire forte, impetuoso. Ma anche Naarci, Nera, parole il cui suono suggestivo ci accompagnerà nel viaggio ricordandoci l’eterna verità che la storia d’Italia, quella nascosta nei toponimi, è ancora tutta da inventare. O da scoprire di persona, mettendosi in viaggio. Lungo il filo tracciato da un fiume che, come un nastro azzurro,  lambisce insieme ai suoi affluenti, tra i quali il Vigi lungo la cui valle sorge Sellano, il maestoso Coscerno-Aspra che, dall’alto dei suoi 1684 metri di quota, domina gran parte della Valnerina e della Sabina settentrionale. Il paesaggio vegetale risente della profonde modificazioni operate dall’uomo nel corso dei secoli, in particolare il disboscamento di vaste superfici per la creazione di pascoli o colture. È qui che il pontefice Urbano VIII nel XVII secolo fece realizzare la via del ferro, una strada che dipartendosi dalla Flaminia raggiungeva le miniere di ferro della zona di Monteleone di Spoleto e spinse lo stesso pontefice, su ‘sponsorizzazione’ del Cardinal Fausto Poli, a far realizzare nel 1635 a Scheggino una fonderia per questo materiale ferroso. Sulle pendici del Coscerno-Aspra, affacciato sulla valle del Tissino, si erge Poggiodomo con l’eremo della Madonna della Stella a picco sulla Roccia. Ai piedi del Coscerno, nei versanti opposti, Cascia,  Vallo di Nera e S. Anatolia di Narco.
FiorituraSeguendo come filo d’unione la cresta dei monti e le suggestive valli  si arriva al Monteluco, tappa fondamentale nei dintorni di Spoleto, da cui si gode un vastissimo ed incomparabile panorama. Interamente ricoperto di lecci fu sin dall’età romana il bosco sacro a Giove e la lex spoletina, raro documento del III secolo a. C., ne tutelava l’integrità impedendone il taglio. La foresta di lecci è l’unica in Umbria e in Italia centrale ad essere così compatta e vetusta: qua e là sono presenti il carpino  bianco, l’agrifoglio,  il tasso e di incomparabile valore l’esistenza di un ibrido arboreo, (quercus pseudosuber),  frutto dell’incrocio naturale tra una sughera e un cerro. Quanto alla flora sono presenti ciclamini, anemoni, orchidee, fior di stella, muscari, orobanche ed altre specie tra le quali il raro giglio martagone. Particolarmente ricca e interessante è anche la fauna.
Il Monteluco, con le sue grotte e con la sua sacralità,  fu raggiunto dai santi monaci siriaci che secondo la tradizione decisero di stabilirsi qui negli anni del crollo dell’Impero d’Occidente. Successivamente vi dimorarono molti eremiti. Qui venne anche S. Francesco che vi fondò un convento, semplice e suggestivo come tutti i luoghi dove egli visse.
«Ho avuto a questi dì gran piacere nelle montagne di Spoleto a visitar quei romiti… perché veramente non si trova pace se non nei boschi» scrisse nel 1556 Michelangelo Buonarroti al Vasari mentre si avviava alla fine il Concilio di Trento. 
Nell’estate del 1924 Luigi Pirandello soggiornò proprio qui, nell’eremo di S. Giovanni Battista, maturando l’ispirazione per alcune sue opere.
Tra la valle del Tevere e la Valle Umbra si interpongono i Monti Martani, terra di frontiera tra Bizantini e Longobardi prima, e tra le città di Todi, Spoleto e Foligno nel periodo comunale. Sono proprio i Monti Martani a dividere in due rami la consolare Flaminia e far sì che  uno raggiungesse Carsulae e Mevania (Bevagna) e l’altro, attraverso il valico della Somma Spoleto, Trevi. Entrambi i rami poi si ricollegavano a Forum Flaminii, l’odierna Foligno, per  proseguire verso Nocera Umbra e quindi le attuali Marche.
Il versante orientale dei Monti Martani, quello sulla valle umbra il paesaggio agrario vede convivere olivi, viti Sagrantino e colture arboree   resinose, aghifoglie con boschi di querce. È questo lo scenario in cui si innestano i comuni di Montefalco, Giano dell’Umbria e Castel Ritaldi.
Fonti del ClitunnoDai Monti Martani e del Serano, il nastro azzurro delle acque  ci porta fino alle fonti del Clitunno, nel comune di Campello,  che profumano di storia, di popoli – umbri, etruschi e romani – e di gesta che hanno costruito la penisola italica. Un tempo il fiume Clitunno, uno dei più brevi fiumi d’Italia, era  navigabile tanto che, insieme al Tibia, al Teverone e al Topino, vicino a Bevagna, con le barchette portava al Tevere i frutti, fino al porto di Ostia.  Alcuni antichi autori, poi, ricordano il Clitunno non tanto per la freschezza delle acque, quanto per la proprietà che gli veniva attribuita di imbiancare i bovi, che ne erano bagnati  ossia di purificare i tori che venivano poi sacrificati nei trionfi romani.  Il Clitunno, dopo aver riversato le sue acque nel Topino, affluente del Chiascio, sfocia nel Tevere.
Proseguendo lungo il filo del nostro  itinerario si arriva fino al Parco regionale di Colfiorito, nei pressi di Foligno, dove nelle sere d’estate è emozionante osservare volteggiare sopra il canneto, utilizzato come dormitorio, oltre centomila rondini. Uno spettacolo unico che rappresenta un elemento di grande pregio naturalistico. La  palude ma anche per l’ambiente circostante fatto di prati allagati e palustri, incolti, siepi, boschi e coltivi in cui la biodiversità è altissima è stata dichiarata zona umida di importanza internazionale secondo la convenzione di Ramsar nonché zona di protezione speciale per gli uccelli e sito di interesse comunitario. Su questo altipiano carsico, in epoca pre-romana, sorse l’antica Plestia.
Nei pressi i comuni di Nocera Umbra, Valtopina e Spello, quest’ultimo accanto ad un altro parco naturale regionale, quello del Monte Subasio.
Sport variNastri verdi e azzurri, fili preziosi di un ambiente suggestivo che spinge l’individuo a ritrovare il valore di saperi, di pratiche, di riti e di figure che, tramandati di generazione in generazione,  hanno consentito la vitalità di questi luoghi.
Un ambiente che stimola all’avventura. Avventura come ricerca dell’imprevisto, di luoghi sconosciuti, di tradizioni e modi di vita diversi, ma anche come esplorazione del tempo passato, fuga verso il mistero e l’insolito.
Avventura intesa come riscoperta di quel contatto e di quelle sensazioni che la natura sola riesce a suscitare. E quindi, in tutto il territorio,  lungo il fitto reticolato di sentieri e antiche strade un tempo percorse dai mercanti o dalle greggi durante la transumanza, sono possibili passeggiate a piedi, in bicicletta, in mountain-bike, a cavallo e persino a dorso di mulo.
Per chi ama l’avventura estrema, invece, è possibile praticare la discesa in canoa e il rafting lungo il fiume Corno, il volo libero nell’altopiano di Castelluccio, il freeclimbing in diversi punti della Valnerina.
Rafting e pescaEd ancora orienteering, pioneering,  scuole di sopravvivenza, safari fotografici, visite speleologiche, tiro con l’arco e, in determinate occasioni, anche la ricerca dell’oro lungo il Corno e il Nera.
Infine, i numerosi impianti sportivi presenti in tutta l’area di Spoleto, Foligno e della Valnerina, consentono di praticare lo sci alpino e da fondo, lo sci da discesa nella stazione di Forca Canapine,  il pattinaggio, il nuoto, il tennis, il calcio, l’aerobica, l’equitazione, le arti marziali, la pesca sportiva e numerose altre discipline sportive.
Non è tutto, ovviamente. Scoprire il resto da soli sarà sicuramente  piacevole e di grande soddisfazione. E gli uffici turistici saranno ben lieti di aiutarvi in questa ricerca.

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