Il respiro di una terra singolare.
Un viaggio nel tempo tra passato e presente
Scoprire i luoghi e l’arte delle valli e dei monti dell’Umbria antica significa intrecciare con il verde e l’azzurro, fili grigio perla e spaziare in molteplici sfumature, nell’equilibrio delle forme e nell’armonia della luce. Il grigio perla è il colore della pietra, dei marmi, dei selciati. È il colore della nebbia che avvolge e fa sfumare nel fiabesco gli atavici borghi, le antiche strade, i profili aspri dei monti e quelli ondulati delle colline.
Qui gli umbri sono stati sottomessi dai romani nella battaglia di Sentino (295 a.C.), qui i longobardi hanno dato vita al potente Ducato di Spoleto, qui i liberi comuni si sono sviluppati fra i tanti castelli feudali e qui il Papato trovò fedeli alleati e fieri avversari.
Tanti sono i fili che si intrecciano in un racconto storico ed artistico di estrema ricchezza sparsa nelle grandi città come nei piccoli centri, nelle campagne e nei luoghi più sperduti ed impervi ma non dimenticati dall’ingegno e dalla sensibilità di illustri artisti e di artigiani operosi.
Un immenso patrimonio da ammirare ed apprezzare in ogni piccolo dettaglio poiché la storia e l’arte in questi monti e in queste valli sono ovunque come provano i siti archeologici rinvenuti nel corso degli anni, come attestano i monumenti e gli edifici di culto sparsi in tutto il territorio, come ricordano i castelli, gli antichi centri fortificati, e le ville i centri agricoli realizzati spesso su terreni rubati al bosco mediante faticosi dissodamenti. I borghi fortificati proteggevano le vie di comunicazione e si ponevano in difesa dei pascoli o delle preziose coltivazioni d’altura. Scrittori e poeti hanno celebrato le valli e dei monti dell’Umbria antica: da Virgilio a Plinio, da Dante Alighieri a Cipriano Piccolpasso, da Leandro Alberti a Michelangelo Buonarroti, da Giosuè Carducci a Wolfgang Goethe, da Giacomo Leopardi a Lord Byron, da Hesse a Stendhal, da Andrea da Barberino ad Antoine de La Sale.
Pittori, scultori, architetti e artisti come Filippo Lippi, Benozzo Gozzoli, il Pinturicchio, l’Alunno, lo Spagna, Gian Lorenzo Bernini, Leoncillo, Matteo Gattaponi, il Vignola, Ireneo Aleandri, Giuseppe Valadier, Cesare Detti, Andrea Palladio, per citarne solo alcuni, si sono ispirati a questi luoghi o hanno impreziosito, con i loro capolavori, questo territorio, queste città.
Seguendo “gli sguardi di chi ci ha preceduto” è possibile ripercorrere gli itinerari di letterati e artisti che in queste valli e in questi monti hanno provato emozioni e tuttora trasmettono emozioni.
Ma possiamo scoprire questo territorio anche attraverso il filo conduttore fornito dalla piazza, il fulcro politico, religioso, economico ed artistico. Prevale anche qui la continuità con l’antico, con la riconferma del luogo del foro sul quale prospettano i palazzi pubblici e molto spesso la chiesa del santo protettore o la cattedrale. Tuttora è possibile ritrovare i segni della vita pubblica medievale nelle iscrizioni, negli stemmi dei podestà, negli affreschi votivi, nelle misure in pietra che ornano le piazze, le strade, gli edifici, le fontane… e che consentono, giorno dopo giorno, passo dopo passo, di far rivivere un patrimonio storico-ambientale di ineguagliabile qualità e completezza.
E il filo che questa volta lega le città al territorio, i centri storici al paesaggio agrario, le case sparse ai fazzoletti di terra sfruttati dopo laboriosi dissodamenti e terrazzamenti è la pista ciclabile Assisi – Spoleto, un percorso che attraversando tutta la valle spoletana l’unisce in un abbraccio ideale.
Non c’è stagione che non sia adatta per andare a visitare Spello, arroccata sulle pendici di un colle alle falde del monte Subasio e incorniciata dalla verdeggiante campagna umbra. Fu l’antica Hispellum romana, la colonia splendidissima Julia di cui rimane le Porte Urbica, Venere e consolare, le mura, i resti dell’anfiteatro, le torri di Properzio ed altri interessanti ruderi e reperti. Fece parte del Ducato di Spoleto e quindi dello Stato della Chiesa. Di epoca rinascimentale è la chiesa Collegiata di Santa Maria Maggiore, iniziata nel X secolo. Nella cappella Baglioni si possono ammirare tre grandi capolavori del Pinturicchio: l’Annunciazione, la Natività e la Disputa nel tempio. Ai piedi di Spello Villa Fidelia, anticamente santuario dei popoli umbri, poi residenza della nobildonna Donna Teresa Pamphili Grillo e oggi sede di spettacoli di alto livello e qualità.
Nocera Umbra, posta su uno sperone di roccia a dominio dell’antica via consolare Flaminia, fu fondata dagli Umbri nel VI secolo a. C. con il nome di Noukria. È la Nuceria Cammellaria dei romani assoggettata dai Longobardi al ducato di Spoleto. Passò sotto la signoria dei Trinci e nel 1439, come altre realtà, fu annessa allo Stato della Chiesa seguendone da quel momento le vicende. Nei pressi è stata rinvenuta una necropoli longobarda. Oggi è famosa soprattutto per le sue acque che con la sorgente del Cacciatore a Bagni danno vita ad un centro termale particolarmente indicato per le malattie gastroenteriche mentre l’argilla locale viene utilizzata per i bagni terapeutici.
Valtopina alias l’antica Cerqua (quercia) è raffigurata anche nelle carte geografiche affrescate nelle stanze dei Musei vaticani. Vanta origini romane legate alla costruzione della consolare Flaminia che favorì la graduale discesa a valle delle popolazioni che vivevano nelle aree montane. Il suo territorio è fortemente caratterizzato dal paesaggio agrario dove, un posto di tutto rispetto hanno gli antichi mulini. Tra i tanti si ricorda il mulino San Valentino, situato lungo il fosso dell’Anna. Poco lontano è il mulino di Pollo.
Dove la Valle Umbra si allarga in un’ampia pianura percorsa dal fiume Topino sorge Foligno, nata prima del Mille accanto alla decaduta Fulginiae. Ci troviamo in una città non arroccata su colline o declivi ma al centro di una fertile pianura. Nel XIV secolo sarà Foligno ad imporsi quale capitale politica di una vasta signoria, quella dei Trinci, che tra il 1310 e il 1439 vide affermarsi prosperi commerci e svilupparsi importanti lavorazioni su base artigianale tra le quali la nascita dell’arte tipografica: fu proprio in questa città che videro la luce le prime pubblicazioni di opere importantissime quali ad esempio la Divina Commedia di Dante Alighieri, stampata in trecento esemplari nel 1472 e di cui ne restano soltanto una quarantina. Poi, anche per Foligno, fu la volta del blando governo papale che «parve togliere ai centri ogni storia propria». In ogni caso, Foligno ha sempre svolto una funzione di cerniera tra il mar Tirreno e il mare Adriatico qualificandosi come polo di attrazione commerciale in cui la piazza grande ha costituito e continua a costituire il fulcro della vita economica, religiosa, sociale e civile. Nel XVI secolo Foligno era descritta come la città “dalle strade inzuccherate” o la “dolce Foligno” per la produzione, fin dai tempi remoti ma oggi non più presente, dello zucchero, ricavato dal succo della barbabietola.
Simbolo di storia e di civiltà è il Palazzo Trinci, sulla piazza centrale, in cui la famiglia, che governò la città per ben centotrentaquattro anni caratterizzando un’epoca fondamentale per la storia di Foligno, volle celebrare negli affreschi l’uomo colto nelle sue attitudini, nell’esercizio delle attività civili e delle arti. Il complesso architettonico, vero e proprio palinsesto della cultura umanistica in Umbria, continua a svelare inaspettati tesori oltre a quelli già noti di Gentile da Fabriano, Dono Doni, Ottaviano Nelli, dell’Alunno e di altri artisti. Sempre sulla piazza prospettano il Palazzo Municipale e il Duomo dedicato al patrono S. Feliciano, martirizzato dai soldati dell’imperatore Decio tra il 249 e il 251, con la cripta e la cappella del Sacramento, opera di Antonio Sangallo il giovane.
Bevagna, l’antica Mevania mantiene intatto l’assetto urbano medievale che trova la sua espressione migliore nella grandiosa piazza Filippo Silvestri dove prospettano il Palazzo dei Consoli con, all’interno, il teatro Francesco Torti, un autentico gioiello del 1886. Sulle mura, ricche di torri e bastioni, si aprono sei porte. Custodisce pregevoli reperti di epoca romanica: resti di un tempio del II secolo d. C. e nei pressi un edificio termale con un mosaico di raffinata fattura.
E ancora Montefalco, ringhiera dell’Umbria, da dove è possibile ammirare non solo panorami sconfinati su una delle regioni più verdi e tranquille d’Europa, ma anche stupirsi dinanzi ai capolavori di Benozzo Gozzoli, Perugino e altri artisti di scuola umbra, custoditi con amore nella chiesa-museo di S. Francesco. L’antica Coccorone, prese il nome attuale nel 1250, probabilmente in riferimento ad uno dei falchi dell’imperatore Federico II che vi aveva soggiornato nel febbraio del 1240. Qui la coltivazione della vite risale ad epoca romana: Plinio il Vecchio racconta di un vino di particolare pregio ricavato dall’uva itriola. Inoltre, dalla prima metà del XIV secolo si inizia a tutelare viti e vino dedicandogli interi capitoli e rubriche di Statuti comunali.
È certo che anche Gualdo Cattaneo ebbe nel corso dei secoli una notevole importanza grazie alla sua posizione strategica tanto che fu al centro di aspre dispute tra le potenti città vicine. Nel 1071 combatté a fianco di Spoleto contro Foligno e, nel 1177, conquistata da Federico Barbarossa, fu sottomessa a Foligno. Fu poi feudo del Ducato di Spoleto e quindi dominio dei Trinci per passare poi sotto il governo dello Stato della Chiesa. Il monumento più importante è la fortezza triangolare della Rocca, costruita tra il 1494 e il 1498 per volere della città di Foligno, su progetto di Francesco di Bartolomeo di Pietrasanta.
Giano dell’Umbria, appartato, raccolto intorno al suo campanile conserva l’impronta dell’antico carattere. Di origine romana, dai primi speroni dei Monti Martani domina un piano ondulato di poggi che il colle di Montefalco divide dalla valle del Clitunno. Sulla piazza principale domina il palazzo municipale con la chiesa della Madonna delle Grazie e quella di S. Michele Arcangelo.
E ancora Trevi, sulle propaggini del monte Serano, è citata da Plinio come Trebiae e ricordata come tra le più antiche cittadine umbre. Occupata dai Longobardi, subì nell’881 devastazioni ad opera dei Saraceni e nel 915 e nel 924 ad opera degli Ungari. Divenne poi libero comune. Fu decantata da Giacomo Leopardi che da qui transitò quando da Recanati si recò a Roma. Da vedere, oltre ai numerosi edifici che presentano affreschi sulle facciate, il Teatro Clitunno di Domenico Mollaioli, la torre civica e le numerose chiese, tra le quali, quella di San Francesco, conserva opere dello Spagna.
Campello, oltre che per le fonti decantate da Virgilio a Giosuè Carducci fino a Lord George Byron, è interessante per la sua storia che ci riporta a Rovero di Champeaux, cavaliere proveniente dalla Borgogna che lo fece edificare nel IX-X secolo. È diviso in due nuclei: Campello Alto e Campello Basso entrambi circondati da ulivi e impreziositi da chiese che custodiscono opere di Giovanni di Pietro detto lo Spagna e della sua scuola, di Fabio Angelucci da Mevale ed altri. Nei pressi Acera e il castello di Pissignano mantengono l’impronta medievale.
Castel Ritaldi, invece, è sorto nel Duecento sul luogo di un vico romano. Nell’XI secolo entrò a far parte, insieme ad altri Castelli di una federazione denominata Normandia dotandosi di propri statuti e conducendo vita di libero comune fino a quando, nel XV secolo non fu inglobato definitivamente nei possedimenti dello Stato Pontificio. È oggi denominato il paese delle fiabe per il progetto di recupero delle tradizioni orali.
«Spoleto è la più bella scoperta che ho fatto in Italia» scrive alla moglie Hermann Hesse nel 1911 ammaliato dal fascino di una città d’arte per antonomasia oltre che per le dimensioni a misura d’uomo (o ideali). D’Annunzio la incluse tra le «città del silenzio».
L’antica Caput Umbriae ha una storia illustre. Si racconta che Spoleto, importante centro urbano risalente all’età del ferro, resistette nel 217 a. C., ad Annibale, che, dopo aver sconfitto i romani sul Trasimeno, avanzava ormai senza ostacoli verso Roma. Sembra che gli spoletini inflissero tali e tante perdite al condottiero cartaginese che costui non se la sentì più di affrontare Roma e deviò verso il Piceno e la Puglia. Fra storia e leggenda si dice che fosse il prodotto locale, l’olio bollente, gettato da una torre, a respingere le truppe di Annibale.
Divenne poi capoluogo di quel Ducato di Spoleto che godette di una rilevante importanza politica tanto che i suoi duchi poterono aspirare anche alla corona imperiale.
Distrutta da Federico Barbarossa nel 1155, la «munitissima città con cento torri» entrò definitivamente nell’orbita dello Stato della Chiesa. Per volere del cardinale Albornoz, a partire dal 1359, venne costruita sotto la supervisione dell’architetto militare Matteo Gattapone di Gubbio, la Rocca in cui soggiornarono agli inizi del Cinquecento il duca Valnerinto e sua sorella Lucrezia Borgia.
La rocca, con i suoi torrioni e contrafforti squadrati, sembra nascere dal colle per stabilire un forte senso di predominio su uomini e luoghi ma soprattutto per diventare parte inseparabile, quasi naturale, dell’immagine della città insieme al Monteluco e alla striscia sottile del ponte delle torri che si alza dal Tessino, con altissime arcate.
Sotto la Rocca, sulle pendici del colle Sant’Elia, il Duomo con la facciata romanico gotica con rosoni, sculture e il mosaico dell’antico maestro Solsterno, firmato e datato 1207. All’interno l’ultima opera del grande pittore fiorentino Filippo Lippi, compiuta tra il 1467 e il 1469: la vita della Vergine con l’Annunciazione, la Natività, la Morte e la sua Incoronazione affrescata nell’abside.
La conquista francese fa di Spoleto il capoluogo regionale del Dipartimento del Trasimeno. In seguito divenne Delegazione Pontificia e tale rimase fino al 1860, anno in cui lo Stato italiano, appena costituito, decretò Perugia capoluogo della regione umbra.
Dalla tradizionale funzione di centro politico-amministrativo dell’Umbria, Spoleto oggi è al centro dell’attenzione del mondo artistico e dello spettacolo non solo con i suoi monumenti ed opere artistiche ma anche con tre prestigiose istituzioni culturali di livello internazionale: il Teatro Lirico Sperimentale “Adriano Belli”, il Centro italiano di Studi sull’Alto Medioevo e il Festival dei Due Mondi che avvolge in un’atmosfera surreale tutta la città con il Teatro nuovo, il Teatro Caio Melisso, il Teatro romano e anche le piazze: da quella del Mercato alla splendida piazza del Duomo scenario del grande concerto di chiusura.
La Valle Umbra è unita alla Valnerina da un altro filo, questa volta nero e sinuoso, ardito e pittoresco frutto di alta ingegneria meccanica: il tracciato della ex ferrovia Spoleto-Norcia, che tra il 1926 e il 1968 ha costituito un moderno e relativamente rapido collegamento. Quella che è stata definita il Gottardo dell’Umbria, lasciata Spoleto, con un affascinante tracciato nel bosco, su viadotti e gallerie scavate nella roccia, incontra in Valnerina S. Anatolia di Narco le cui origini, nel 1195, sono legate al duca di Spoleto Corrado di Huslingen che fece costruire sulla riva sinistra del Nera un castello a cui fu dato il nome di Narco. Distrutto nel XIII secolo, riedificato dagli spoletini, assunse la denominazione attuale in onore di questa santa venerata in quel tempo in Valnerina. Nei pressi Scheggino, un castello triangolare di pendio che resistette all’assedio di Piccozzo Brancaleoni nel luglio 1522 quando i castelli della Valnerina si ribellarono a Spoleto che aveva ordinato una leve di mille fanti. Con gli uomini nei campi a mietere, in quel luglio, gli insorti assalirono le mura, ma furono respinti dalle donne e dai fanciulli. Episodio, quest’ultimo che è alla base dell’annuale “festa delle donne”.
Invece del castello di Monteleone di Spoleto resta solo la torre dell’orologio ma la chiesa di San Francesco offre, da uno dei chiostri, un panorama splendido. Proprio nei pressi di Monteleone fu rinvenuta la tomba del VI secolo a. C. contenente la biga rivestita con lamine bronzee decorate a sbalzo con scene della vita di Achille che oggi fa bella mostra di sé al Metropolitan Museum of New York.
Nei pressi Poggiodomo è uno dei comuni più piccoli d’Italia, patria del cardinale Fausto Poli (1581-1652), segretario del papa Urbano VIII, patrocinatore di chiese e palazzi, soprattutto in Usigni, il “paese palazzo”, suo paese natale.
Oltre che città legata a Santa Rita, Cascia, fu un antico centro di fondazione italico del VI-V secolo a.C. La testimonianza più importante del periodo pre-romano è il tempio di Villa San Silvestro del 290 a. C.. Anche nel periodo successivo ebbe un certo rilievo tant’è che si narra che in questa area l’imperatore Vespasiano avesse dei possedimenti. Saccheggiata dai Goti, dai Longobardi e distrutta dai Saraceni divenne comune autonomo con alterne vicende collegate alle lotte contro le città vicine e alle dispute tra guelfi e ghibellini. È in questo contesto che nasce Margherita Lotti, conosciuta nel mondo come S. Rita da Cascia. Dell’epoca medievale resta la chiesa di S. Antonio, edificata alla fine del Trecento, con due cicli di affreschi straordinariamente integri e ben conservati raffiguranti l’Annunciazione e sedici episodi della vita di S. Antonio abate disposti su tre registri. Nel coro, un altro ciclo di affreschi di Nicola da Siena che qui si firma, datando la sua opera nell’ottobre del 1461, proclamandosi orgogliosamente ingenio nullo superandus (che nessuno può superare nell’arte).
Ma da scoprire in questa area ci sono molti altri centri d’arte come Vallo di Nera, un borgo tutto di pietra dove ogni casa è di sasso, dove le stradine sono lastricate e dove ogni cantone sembra studiato per una scenografia. Proprio Vallo di Nera, con il suo compatto impianto urbanistico costituisce uno dei più limpidi esempi di castello edificato sulla sommità di una altura. Interessante è la chiesa di Santa Maria del XIII secolo che, all’interno, colpisce per la quantità di affreschi che ancora oggi la ornano, la maggior parte dei quali sono del XV secolo. Oggi Vallo di Nera, con la Terra dei racconti, è protesa a salvaguardare la tradizione orale, un patrimonio di inestimabile valore.
Saldato sul promontorio tra il fiume Vigi e il Nera, s’erge il castello di Cerreto di Spoleto, testimonianza di eterni contrasti con Spoleto, con Norcia e Ponte. E Cerreto fu rimpianto dall’umanista Giovanni Pontano che vi nacque e fu politico e scrittore alla corte aragonese in Napoli. Che Cerreto fosse luogo di grandi traffici e di gente votata a girare il mondo lo si intuisce dal vocabolo cerretano, alias ciarlatano ossia di coloro che facevano della loro arte di conoscere le medicine naturali il modo per sbarcare il lunario: dove non riuscivano a curare con le erbe, supplivano che il loro ciarlare. Qui ha sede il Centro per la Documentazione antropologica della Valnerina e della dorsale appenninica (CEDRAV) che conserva un'ampia documentazione sulle tradizioni culturali della Valnerina.
Più avanti, nella valle del Vigi e del Menotre, si affaccia Sellano, un tempo nodo viario e centro organizzatore di un fertile bacino agricolo. Secondo la tradizione venne fondato nell’84 a.C. da alcuni seguaci di Lucio Silla che, in questo luogo, dopo aver combattuto contro Spoleto avevano trovato rifugio. L’abate P. Torretti nel 1788 affermava che «È più famoso questo luogo, può dirsi francamente per tutta l’Europa, attesa la speciale arte di lavorare il ferro e l’acciaio della più perfetta qualità introdottavi già da tanti secoli». Ancora oggi Villamagina può vantare l’antica lavorazione manuale di lime e raspe.
Lungo la Valle Castoriana Preci, invece, nelle sue stradine vede affacciarsi ancora i palazzi nobiliare degli Scacchi e delle altre famiglie di cerusici preciani annoverati tra i pionieri della moderna chirurgia. Si ha notizia che nel 1588 il doctor physicys Cesare Scacchi operò alle cataratte Elisabetta Tudor, regina d’Inghilterra, figlia di Enrico VIII e Anna Bolena mentre Orazio Cattani, nel 1601 venne chiamato dal sultano turco Ofman, zio di Mustafà, per curare il fratello Amorat, poi divenuto anche lui sultano. Le molte chiese qui presenti nell’abbondanza dell’arte toscana rivelano un flusso emigratorio da questa valle verso Firenze. Nei pressi la Valle Oblita che nel ritmo giocoso dei rilievi, nelle vallette boscose e nei pianori, rivela un fascino ineffabile e senza tempo.
E poi Norcia, con la piazza circolare, con il perimetro tirato a compasso sulla quale si affacciano la fronte gotica della basilica di San Benedetto, la Cattedrale di S. Maria, la rocca quadrilatera detta la Castellina per le sue misure ridotte, disegnata con mura a sghembo nei torrioni angolari da ser Jacopo Barozzi detto il Vignola e il palazzo comunale. Al centro, da oltre un secolo, è stata posta la statua di marmo del patrono principale d’Europa.
Il disegno della città è a cuore, con la punta a mezzogiorno. Ed è tutta racchiusa dalle antiche mura, in un largo pianoro verde, circondato dai monti e costellato da ciò che resta degli antichi castelli e ville, ventitrè frazioni ricche di storia, arte, leggende e bellezze naturali.
Le Valli e Monti dell’Umbria antica sono uno scrigno che, ad ogni passo, svelano innumerevoli fili tessuti di memoria, di attenzione, di cultura, di amore per la propria terra.
Una volta trovato questo scrigno non si lascia più perché, ad ogni occasione, si continuano a scoprire nuovi fili, nuovi percorsi, nuove mete che spingono a tornare in questi luoghi alla ricerca di nuove emozioni e di nuove esperienze.
E adesso vi aspetta il viaggio. Il viaggio vero. Fatto di magiche evidenze, di rivelazioni e di scoperte. Come Arianna, gli uffici di informazione sono lì a fornire non il filo che consentì a Teseo di tornare indenne dall’amata, ma tutto ciò che serve per conoscere l’essenza e l’identità delle Valli e Monti dell’Umbria antica.